La Carota

Atto unico per baracca e burattini
di e con Gigio Brunello
soggetto di Gigio Brunello e Gyula Molnàr
musiche originali Michele Caniato
(2006)

Arlecchino combatte contro un trauma infantile che lo costringe a letto a causa di una sconsiderata paura per le carote. La sua fidanzata Colombina, incinta, è afflitta dal dolore, il dottor Balanzone lo dà per spacciato e Brighella vorrebbe approfittare della situazione per rubare ad Arlecchino il Libro delle battute che fanno ridere. Ma con un’evocazione degna di una seduta psicanalitica Arlecchino guarisce dalla sua fobia e scopre infine la meraviglia della vita.

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Arlecchino Uomo, se ci sei, fatti vedere. Perché aspetti che si chiuda il sipario? Perché tu invecchi e io sono eterno? Come può la creatura vivere più del creatore?E’ una contraddizione in termini, sarebbe come versare l’acqua dal bicchiere alla bottiglia (…) Uomo, perché io dico battute che tu sai già che io dirò? E perché Balanzone è sempre stato vecchio e io son sempre stato giovane e mai piccolo?

Gigio Brunello

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Critica

“Ne La Carota, forse l’opera più intrigante di Brunello, ci si accorge come anche i burattini possano avere un’infanzia, ammalarsi e avere problemi psicanalitici, il tutto in uno spettacolo di grande fascino e suggestione.
Al capezzale di Arlecchino morente arrivano le altre maschere e ognuna, nell’attesa che faccia testamento, metterà a nudo un aspetto di sé inconfessabile”.
– Mario Bianchi, Krapp’s Last Post

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